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Sempre gli stessi colori? Sì, ed è proprio questo il punto.

Se ti stai annoiando del tuo brand, forse stai facendo bene il tuo lavoro. Il problema è quando si annoiano i tuoi clienti.

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

C’è un momento che arriva quasi sempre, prima o poi, per chi gestisce un marchio. Si apre il sito web, si guarda il profilo Instagram, un biglietto da visita o una brochure e si pensa: “Che noia… usiamo sempre gli stessi colori. Forse dovremmo cambiare qualcosa.”

È una sensazione comprensibile. Anzi, è quasi inevitabile.

Il problema è che chi vive il proprio brand ogni giorno lo vede migliaia di volte più di chiunque altro. Quella palette di colori, quel carattere tipografico, quello stile fotografico o quelle icone finiscono per diventare familiari, quasi invisibili. E ciò che è familiare, si sa, tende anche ad annoiare.

Ma c’è una buona notizia: se il tuo brand comincia a sembrarti ripetitivo, probabilmente significa che stai costruendo un’identità coerente.

Il branding, infatti, viene spesso frainteso. Molti lo immaginano come un esercizio di creatività continua, una ricerca costante della novità. In realtà funziona quasi al contrario. Il suo obiettivo non è stupire ogni volta con qualcosa di diverso, ma fare in modo che le persone riconoscano un marchio ancora prima di leggerne il nome.

Pensiamo alle persone. Ognuno di noi ha un modo di parlare, di vestirsi, di gesticolare. Non cambiamo voce ogni settimana per non annoiare chi ci conosce. Anzi, sono proprio quei tratti ricorrenti a renderci riconoscibili. Se ogni giorno ci presentassimo con un accento diverso, un modo differente di esprimerci e una personalità completamente nuova, probabilmente creeremmo più confusione che interesse.

Un’identità visiva funziona allo stesso modo.

La palette di colori, la tipografia, il linguaggio delle immagini, lo stile delle illustrazioni o delle icone non sono semplici elementi decorativi. Sono le coordinate attraverso cui un marchio costruisce la propria personalità. Ogni volta che vengono utilizzate con coerenza rafforzano un’associazione nella mente delle persone. Ogni volta che vengono cambiate senza una ragione, quell’associazione si indebolisce.

Eppure la tentazione di cambiare è sempre dietro l’angolo.

Capita spesso di sentire frasi come: “Quest’anno il blu mi ha stancato.” Oppure: “Per il prossimo catalogo usiamo uno stile completamente diverso, così sembra più nuovo.”

Ma nuovo per chi?

Per chi lavora ogni giorno sul brand, probabilmente sì. Per il cliente che vede quella comunicazione una volta ogni tanto, invece, potrebbe essere la prima occasione per imparare a riconoscerla. Cambiare continuamente significa costringerlo a ricominciare ogni volta da capo.

Ed è qui che entra in gioco uno degli aspetti meno spettacolari ma più importanti del design: la ripetizione.

La parola “ripetizione” non gode di una buona reputazione. Fa pensare alla monotonia, alla mancanza di idee, alla routine. Nel design, invece, rappresenta uno dei principi fondamentali della comunicazione visiva.

Ripetere non significa copiare. Significa creare familiarità.

Quando utilizziamo sempre gli stessi colori, la stessa struttura grafica, le stesse proporzioni, lo stesso stile illustrativo, stiamo costruendo una memoria visiva. È un processo quasi invisibile, ma estremamente potente. Le persone iniziano a riconoscere un contenuto ancora prima di leggerlo. Basta un dettaglio, un accostamento cromatico o una determinata impostazione grafica per dire: “Questo lo conosco.”

È esattamente ciò che ogni marchio dovrebbe desiderare.

Naturalmente questo non significa che un’identità visiva debba rimanere immobile per sempre. I brand evolvono, crescono, cambiano linguaggio insieme al loro pubblico. Ma l’evoluzione è diversa dal cambiamento casuale. Evolvere significa aggiornare mantenendo riconoscibile ciò che conta. È un po’ come ristrutturare una casa: si possono cambiare gli arredi, migliorare gli spazi, sostituire i materiali. Ma se ogni sei mesi si spostano muri, porte e finestre, a un certo punto nessuno saprà più orientarsi.

Forse è anche per questo che il branding viene così spesso sottovalutato. Perché, quando funziona bene, quasi non si nota. Nessuno si complimenta con un marchio perché usa la stessa palette cromatica da anni o perché mantiene uno stile coerente nelle icone. Eppure sono proprio queste scelte, apparentemente banali, a costruire fiducia nel tempo.

La coerenza non fa rumore. Lavora in silenzio.

E probabilmente è questa la sua forza più grande.

La prossima volta che vi verrà voglia di cambiare tutto perché “ormai è sempre la stessa grafica”, fermatevi un momento e provate a guardare il vostro brand con gli occhi di chi lo incontra per la prima volta. Per voi quella palette racconta una storia che conoscete a memoria. Per qualcun altro, invece, potrebbe essere soltanto l’inizio.

Forse il vero obiettivo del branding non è sorprenderci ogni giorno, ma fare in modo che siano gli altri a riconoscerci, anche quando non ce ne accorgiamo più noi.

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